La figura di riferimento e il percorso di preghiera
La figura biblica di riferimento per Lapis - #IlCoraggioallOpera è Ester.
La sua storia non è tra le più conosciute della Bibbia, ma custodisce un messaggio sorprendentemente attuale. Ester non è una guerriera né un’eroina potente: è una giovane donna che si trova improvvisamente in una posizione importante, diventando regina in una terra straniera, lontana dalla sua gente. La sua vita potrebbe scorrere tranquilla, protetta all’interno della corte del re. E invece arriva un momento in cui non può più restare spettatrice.
Tutto cambia quando scopre che il suo popolo è in pericolo.
In quel momento Ester capisce che la posizione in cui si trova non è casuale. Lo zio Mardocheo le rivolge una domanda che attraversa tutta la sua storia:
“Chi sa se non sei diventata regina proprio per un tempo come questo?” (Est 4,14).
Questa domanda diventa una provocazione anche per noi. Ester comprende che il problema non è soltanto ciò che sta accadendo al suo popolo, ma il senso stesso della sua vita. Se si trova lì, se ha quella possibilità, allora non può far finta di niente. Il suo coraggio nasce proprio da questa consapevolezza: la vita non è fatta per restare neutrali, ma per prendere posizione quando il bene è in gioco. Prima di agire, però, Ester non si affida solo alle proprie forze. Chiede al popolo di pregare e digiunare con lei. Non vuole affrontare la situazione da sola. Il suo coraggio non nasce dall’orgoglio, ma dalla comunione. Ester sa che le scelte più importanti della vita non si vivono isolati, ma dentro una relazione con Dio e con gli altri.
È una lezione preziosa anche per chi oggi si mette al servizio dei più piccoli: il coraggio cresce quando si cammina insieme. Il momento decisivo arriva quando Ester decide di presentarsi al re per difendere il suo popolo, anche se la legge proibisce di farlo senza essere convocati. Sa bene che potrebbe pagare quella scelta con la vita.
Eppure non si tira indietro:
“Se devo morire, morirò” (Est 4,16).
Non è una frase eroica o teatrale. È il segno di una scelta lucida e responsabile. Ester accetta il rischio perché ha compreso che il bene vale più della sicurezza personale. Il suo coraggio non è fatto di forza o di violenza, ma di pazienza, intelligenza e fiducia. Si avvicina al re con rispetto, prepara il momento giusto, costruisce l’incontro. È il coraggio di chi sceglie di testimoniare il bene senza imporlo.
Un dettaglio colpisce nella storia di Ester: nel libro biblico che racconta la sua vicenda, il nome di Dio non viene mai pronunciato. Eppure la sua presenza attraversa tutta la storia. Non appare con miracoli clamorosi, ma si rende visibile attraverso le scelte delle persone, i tempi della vita, le relazioni che si intrecciano. È un Dio discreto, che agisce dentro la storia quando qualcuno decide di non restare indifferente.
Per questo Ester diventa una compagna di strada per il percorso spirituale di Lapis. La sua storia ricorda che il coraggio non è assenza di paura, ma fedeltà a ciò che conta davvero. Ci insegna che
la testimonianza nasce spesso nelle situazioni più semplici e quotidiane: nel prendere posizione per il bene, nel difendere chi è più fragile, nel non restare in silenzio davanti alle ingiustizie. Anche oggi, come al tempo di Ester, ogni persona può trovarsi davanti a un “tempo come questo”: un momento in cui scegliere se restare spettatore o diventare testimone.
Ed è proprio questo il cammino che il sussidio Lapis vuole accompagnare durante l’estate: aiutare bambini, ragazzi e animatori a scoprire che il coraggio della testimonianza può trasformare la vita di chi lo vive e di chi lo incontra.
Perché, a volte, basta il coraggio di un “eccomi” per cambiare la storia.